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C'è Spaces per tutti..

my window on the world
August 01

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Intorno a te: buio

In piena notte, ti sei messo in cammino,

l’oscurità ti avvolge come un mantello, una coltre che avvolge il tuo corpo, che grava leggera sui tuoi occhi. Vento gelido che sfiora le labbra, passa sulla braccia, fin sulle punta delle dita. Il passo è incerto, ma continui a camminare.

Gelo dentro e fuori, le stelle rischiarano debolmente questa notte in cui tutto e niente può accadere. Cammini. Il sentiero è stretto, tortuoso. Non una torcia a rischiararti la strada. Pezzi di radici affioranti, schiocco di rami secchi, fruscio di foglie. Una civetta lancia il suo richiamo che si perde nella notte.

Cammini. Il sentiero si fa in salita, gli alberi si fanno più fitti, non c’è bisogno che tu chiuda gli occhi tanto è buio.

Odore di bosco, funghi, muschio, terra umida.

Rami frondosi ti striscaino accanto, graffiandoti. Cammini, tra gli alberi che maestosi e silenti ti sovrastano, non puoi vedere quanto sono alti.

Sali su per la collina, su, il cammino si fa più faticoso. Una pietraia, scivoli, cadi, ti tiri su. Comincia a piovere. Lento scrosciare nella notte, la natura silenziosa accoglie ogni singola goccia.

Zuppo d’acqua, continui  a camminare. Incespichi, la pietraia non è ancora finita. Ora una radura. Ma impantanata, e devi attraversarla. Il passo sempre più pesante, il fango che ti ricopre le scarpe, che schizza ovunque. Sei rabbioso? Impaziente? Aspetta. Aspetta. Continua a camminare. Bevi questa pioggia, lasciala mischiare alle tue lacrime. Il percorso è lungo, e certamente non facile.

Un torrente, devi attraversarlo, tre grossi massi tra te e l’altra riva. Ma è buio, piove, sei stanco.

E rabbioso.

Un passo incerto, due, scivoli. Sei dall’altra parte. La pazienza ha un limite? No…

Prosegui. Ormai ha smesso di piovere, i vestiti ti si sono incollati addosso, hai freddo, tremi.

Altri sentieri, altre salita.

Di fronte  a te, ora, il precipizio.

Un assoluto vuoto nero come la notte, freddo come la notte.

Un ponte fatto di assi traballanti e corde. Non sai esattamente quanto reggerà, non sai se reggerà. Temporeggi. Inutile, temporeggiare, non hai scelta.

Devi attraversarlo.

Da lontano, un ululato ti ricorda che non sei esattamente solo, in questa notte.

Procedi, con cautela. La cautela che può darti il restare aggrappato ad una corda, col vuoto sotto di te. Un passo dopo l’altro, senti le assi muoversi instabili. L’instabilità, ti terrorizza. Ma ancora per poco, forse. Afferri la corda, vai avanti, sei a metà. Un passo falso, scivoli…il terrore si dipinge sul tuo volto.

Ma non sai che nulla può accaderti, finché hai la voglia e il coraggio di proseguire. Di seguire…

Sei quasi arrivato

Stanco, fradicio, dolorante e incazzato. Ma ci sei. Quasi l’alba, in sentiero nel prato disegnato da sempre, erba morbida. Aria un po’ più tiepida, riesci ad intravedere alberi e fiori. Un pettirosso comincia a cantare.

Ancora un po’ di cammino…in lontananza, una grotta.

 Entra.

C’è un’aria accogliente, una musica leggera, canto di sirene. Acqua, e pareti colorate a tinte vive. Un sapore intenso dalla punta della lingua si diffonde ovunque. Nelle braccia, nelle gambe, fino alle punte delle dita, nelle caviglie, nel petto.

Nuova energia, ossigeno e vita.

 Voglia di camminare per altri cento e mille sentieri, di ascoltare musica nuova e di ridere. Di esplorare terre e mari, e spiagge e colline e valli,  finche ce n’è la forza e il tempo.

Di correre e saltare e danzare, di stelle e tramonti, e tutto quello che la tua mente possa arrivare ad abbracciare, in questo momento.

     mi hai trovata, finalmente…ero qui, che ti attendevo, da sempre

non smettere di cercarmi  

July 25

dreams

Quella sera la fata era davvero stanca. Un peso sul cuore, come un macigno, era lì a ricordarle tutto il suo passato, le montagne che aveva scalato a piedi nudi, con il freddo e il vento, alla ricerca delle sue pietre preziose, le piccole conquiste, una manciata di felicità effimera da afferrare al volo, un po’ di considerazione, un paio di briciole di amore. Gli occhi cattivi delle persone, la magia nera, tutto era dentro quel macigno, che non si poteva vedere ma era lì, gravava su di lei che quella sera era lì sul divano, a leggere un libro la contrario, i pensieri, erranti, altrove. Occhi stanchi, aveva la fata, e meni stanche di lottare. Le sue mani erano lisce come la seta, ogni dito diceva qualcosa di lei: il pollice, la sua saggezza, l’indice, la creatività, il medio, la sua forza,e la caparbia,  l’anulare la sensualità e la passione, e il mignolo la dolcezza e la fragilità. Mani stanche di costruire e vedere demolizioni, di lottare contro il vento e le forze più arcane, mente stanca di contrastare idee caparbie stupide ed incoerenti. Il peso stava davvero per avere la meglio. Si addormentò, al suono di una strana musica che parlava di invenzioni, e sognò di qualcuno che con scarpe da ginnastica la rincorresse ovunque andava, che cancellasse tutte le sue cicatrici, capace di inventare su un nuovo calendario un tempo nuovo. Sognò di bere un calice di vino, sempre pieno, dal sapore intenso e forte, e una folata di profumo di fiori di tiglio riempì la stanza. Avrebbe voluto dormire e sognare così per sempre. Rilassarsi finalmente, e non pensare. Ondeggiava leggera su una nuvola, e restò in quello stato di estasi e quiete per un bel po’. Si svegliò, tra le mani un acchiapasogni di cuoio, e un aroma intenso di cioccolata nell’aria. Aprì gli occhi, si guardò intorno, e ascoltò…

Non c’era più peso sul suo cuore. Almeno per il momento, era scomparso.

Sorrise, tra sé e sé, la fata 

If thou must love me

 

If thou must love me, let it be for nought

Except for love's sake only. Do not say

I love her for her smile--her look--her way

Of speaking gently,--for a trick of thought

That falls in well with mine, and certes brought

A sense of ease on such a day

For these things in themselves, Beloved, may

Be changed, or change for thee,--and love, so wrought,

May be unwrought so. Neither love me for

Thine own dear pity's wiping my cheek dry,

A creature might forget to weep, who bore

Thy comfort long, and lose thy love thereby!

But love me for love's sake, that evermore

Thou may'st love on, through love's eternity.

Se devi amarmi per null'altro sia
Che per amore.
Mai non dire
"L'amo per il suo sorriso – il suo sguardo - il suo modo
Gentile di parlare - per il suo modo di pensare
Che si accorda a mio e che un giorno
Mi resero sereno".

               Mio amato, queste cose,
Possono in sè mutare o mutare per te. – E così fatto
Un amore può sfarsi. E ancora non amarmi
Per la pietà che le mie guance asciuga.,
Può scordare il pianto chi ebbe
Il tuo conforto a lungo, e può perdere il tuo amore!
Amami solo per amore dell'amore,
che cresca in te, in un eternità d'amore.

  

July 24

a volte....

 
...vorrei solo sparire 
July 23

sunset colors

Il sole volgeva al tramonto quando decise di uscire di casa. Una baita, circondata da monti, un po’ più in là un altro paio di case uguali. Gente poco socievole. Ma a lei andava bene. Starsene sola, nell’attesa. Sapeva aspettare, lei. E intanto tesseva la sua tela fatta di tutti i colori che possiate immaginare. Usciva incontro al tramonto, un tramonto morbido e caldo, striato di rosso e di viola. Raggi di sole dorati le illuminavano il volto e i capelli castani, e con leggeri riflessi rossastri le incorniciavano il viso. Chiuse gli occhi, inspirò profondamente. Una foglia si staccò dall’acero rosso, svolazzò per un po’, poi le accarezzò il viso. Una poiana spiccò il volo dal ramo più alto del cedro, due farfalle cominciarono a giocare. Chiuse gli occhi. In una delle case, marito e moglie si abbracciarono, stretti stretti dopo la lunga giornata di lavoro. In un’altra, una donna osservava il suo bambino dormire, il fratellino mangiava cioccolata e il suo gatto nero riposava su un cuscino. Respirò. Sentiva tutto questo, e anche altro, vedeva. Sulle sue guance, giocavano i raggi di sole. Il vento soffiava calmo, allungò la mano per sentirlo. Aspettava. Forse era vicino.

Aprì gli occhi. Un verde smeraldo spalancato sul mondo, occhi dolci e severi e pazienti e forti. Guardò nel sole, e cominciò a camminare. Lentamente, senza fretta. Nel tramonto. Le sue mani, mani delicate e forti, che avevano stretto e strappato, seminato e raccolto, scritto e scritto fiumi di parole, accarezzato e percosso, e comunque, sempre, lottato. Ogni giorno. I suoi piedi, volenterosi e agili, ma a volte stanchi di camminare e di seguire orme. Ora lasciavano orme leggere sul prato, umido. Ancora, il vento. Le portò parole lontane, parole di sua madre, piene di saggezza, dipinte di rosso e di arancio, parole della sua nonna, i consigli raccolti con amore in un piccolo scrigno di legno insieme ai gioielli, color della terra bruciata. Parole stanche, illusioni e bugie, dai colori effimeri. Parole del suo amore perduto, mille sfumature di blu e di viola e indaco. Avanzava, verso il lago, incontro al tramonto. Un ciliegio ormai spoglio dei suoi frutti, allungò un ramo per accarezzarla. Un piccolo fringuello si posò sulla sua spalla e cominciò a cantare. Le canne ondeggiavano leggere al vento, mentre il cielo si andava dipingendo di rosso e di viola. Chiuse di nuovo gli occhi, cominciò a cantare. Una strana melodia malinconica, una melodia arcana, struggente, si levò nell’aria. Lei cantava, come se non dovesse fare altro, null’altro esisteva in quel momento, in quel luogo, in riva al lago. La luna già spuntava all’orizzonte. Un cane ululò.

Quel canto avrebbe placato l’animo più iracondo, avrebbe innamorato l’essere più malvagio, avrebbe sedato il cuore dl cinico e mosso a compassione l’avaro. Ma i quel momento quel canto dilettava la natura. Un passo dopo l’altro, cominciò ad entrare nel lago. L’acqua era tiepida, e profumava di piante e di terra al sole. Incedeva, lenta, le vesti galleggiavano intorno a lei. Si tuffò. Un paio di bracciate, per raggiungere il largo. Poi s’immerse. Sempre più giù. fu allora che le sue sembianze presero a cambiare. Le vesti, si dissolsero. Le gambe, lentamente presero a coprirsi di squame argentee e a divenire un tutt’uno, una pinna spuntò alla fine. Un paio di colpi, ancora più giù. un’esplosione di colori la circondava, striature rosse blu che diventavano viola e rosse e gialle e verdi…un calore la avvolgeva e la proteggeva, lì sì, era al sicuro. L’attesa era più dolce in quei momenti, mentre si muoveva libera nel suo elemento, e la sua pelle si nutriva di quel fluido  e i suoi occhi si saziavano di quei colori. Era il sole, che era sprofondato in quell’azzurro cristallino, e le faceva compagnia.

È quasi buio, ormai. Una civetta si fa sentire, il cane continua ad ululare alla luna che ormai si mostra in tutto il suo splendore. Un paio di lucciole, tesserini tanto piccoli quanto magici, si posano sulle nostre mani.

Lei continua a nuotare, dimentica di voi, di me,

tra un po’ tornerà come prima, e la sua magia tornerà a deliziarci.

Per ora la lasciamo lì, e in silenzio, lentamente,  sfumiamo in dissolvenza

 

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silvia

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mmm no comment! chi mi conosce le ha già ste informazioni, altrimenti fatevi un giro!!
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